La viticoltura
e l’enogastronomia

La contiguità tra paesaggio fisico e paesaggio umano in Valle di Cembra costituisce un unicum geografico altrove difficilmente riscontrabile. Laddove termina il lavoro della natura inizia quello poco diverso dell’uomo. Salendo dalla piana dell’Adige, a nord di Trento, dopo un dislivello di circa 250 metri, la vista scopre un naturale anfiteatro tutto a gradoni e terrazzi, una teoria infinita di vigneti ‘a pergola’ che dalla montagna scende sino a lambire le acque del torrente Avisio. I gradoni di coltura sono tutti sostenuti da muri a secco, pietre su pietre di porfido rosso: un’intelligenza della forma dettata dall’esperienza e dalla necessità che ha fatto parlare, a ragione, di un’agricoltura eroica. Una tradizione, quella vitivinicola, che in Valle di Cembra affonda le proprie radici in epoche storiche remote, come dimostra il ritrovamento della Situla, una secchia in bronzo risalente all’inizio della Seconda Età del Ferro, in piena fioritura della cultura retica di Fritzens-Sanzeno. 

I terrazzi coltivati a vigneto sono oltre che un’emergenza di tipo ambientale anche un’importante risorsa economica. Operano in valle numerose cantine vitivinicole e distillerie assai rinomate. La coltivazione del vigneto è spesso una fonte integrativa di reddito per piccoli coltivatori, occupati normalmente in altri settori economici, quali l’estrazione, la lavorazione e la messa in posa del porfido, l’artigianato, il turismo rurale. Fra i vini che si producono annualmente in Valle di Cembra ricordiamo la Schiava, la Nosiola, il Gewürztraminer, il Riesling Renano,  lo Chardonnay ed il Pinot Nero (questi ultimi sia per la produzione di vino fermo che per spumanti metodo classico). Ma è il Müller Thurgau il vero protagonista della viticoltura cembrana.